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La relazione d’aiuto è antica quanto l’uomo. E’ l’incontro tra due persone, di cui una si rivolge all’altra per cercare di rispondere a un bisogno specifico di orientamento, di sostegno, di consulenza. Può avere luogo con diverse modalità, anche informali, come tra due amici, o tra due viaggiatori occasionali, oppure può essere più specifica e professionale, guidata da un assistente sociale, un medico, uno psicologo, un counselor, un educatore.

Le problematiche di chi chiede aiuto possono andare dall’indecisione nella scelta di un lavoro, a un disagio specifico nei confronti di una situazione personale, dal bisogno di essere incoraggiato in vista di una prova impegnativa, al senso di smarrimento prodotto da una crisi esistenziale, o a fronte di un cambiamento di vita importante.

Al di là della diverse situazioni in cui viene richiesta una consulenza, e delle infinite possibili risposte, vi sono modalità precise da rispettare per fare sì che l’interlocutore possa trarre il massimo beneficio dall’incontro.

Il counseling è prima di tutto un’interazione, non tra un terapeuta e un paziente, ma tra un counselor e un “cliente”, una definizione che chiarisce la natura della relazione di counseling, che attiene alla sfera del caring (prendersi cura, avere a cuore, interessarsi della persona) e non del curing (curare nel senso di somministrare una cura, ripristinare uno stato di salute minato da una malattia o da una patologia).

Nel counseling infatti la persona non è connotata come “malata”. Ne viene semplicemente riconosciuto il diritto alla vulnerabilità nei momenti critici e nei passaggi esistenziali. La consulenza è offerta proprio per favorire questi passaggi di vita in un’ottica tesa al miglioramento della relazione con se stessi e con il proprio ambiente.

Oggi esiste una vasta fascia di utenza che autonomamente cerca un aiuto non per guarire da una patologia, ma per vivere meglio e per imparare a conoscere e a utilizzare strumenti che permettano di diventare maggiormente consapevoli e responsabili rispetto alle proprie situazioni di vita.

Guardandolo con l’ottica del “bicchiere mezzo pieno, e non mezzo vuoto”, anche un momento di difficoltà si trasforma da “intralcio” a occasione di trasformazione, crescita e cambiamento costruttivo. Nella lingua cinese infatti l’ideogramma che indica il concetto di “crisi” è composto da due caratteri: “pericolo” e “opportunità”.

Il counseling è adatto a chi vuole aumentare il proprio grado di consapevolezza e assumersi la responsabilità di migliorare la qualità della propria vita in direzione di un maggior benessere.

Il counseling è un intervento catalizzatore, che aiuta ad aiutarsi, più che aiutare direttamente e richiede perciò che il cliente sappia assumersi un certo grado di responsabilità, che sia capace e disposto ad agire in prima persona per risolvere la situazione in cui si trova. Se questa capacità manca può essere un chiaro segnale che la persona necessita di un intervento di altro tipo.

Per intraprendere un percorso di counseling la motivazione deve essere alta, implica una scelta attiva e consapevole. Per questo è una scelta che non può essere imposta, né suggerita da altri: né dal medico, dai servizi sociali o dalla famiglia. Solo se è la persona stessa che accetta la responsabilità della decisione di chiedere un aiuto, allora è possibile che accetti anche la responsabilità di discutere e trovare una risoluzione ai propri problemi.